Sta finendo l’epoca dei vecchi social generalisti?

I vecchi social generalisti sono superati?

Nel 2018 la crisi di Facebook è diventata evidente per tutti. Agli analisti di borsa, che devono annotare continui cali del titolo a Wall Street. Agli strateghi di Menlo Park, che devono lanciare nuove feature per tenere sempre viva l’utenza. Alle aziende, che devono constatare come il loro pubblico diventi sempre più maturo (le fasce d’età dai 16 ai 30 anni presentano i maggiori tassi di abbandono o di inattività) e quindi meno attivo. Il 40% degli utenti posta, infatti, 5 contenuti originali a settimana, il restante 60% meno di uno a settimana. E per uno strumento che vive di User Generated Content non è una buona cosa.

Diversa ma analoga la situazione per Twitter, che vede un miglioramento nei conti, ma una stagnazione dal punto di vista degli utenti attivi, più o meno fermi a quota 220-330 milioni, di cui 8 in Italia. Il raddoppio dei caratteri non ha sortito alcun effetto, la user experience è sempre complicata e le nuove feature come Periscope hanno fatto un buco nell’acqua.

Quello che sta succedendo ai due social network storici è abbastanza paradossale: nel momento in cui hanno raggiunto la maturità è cominciata subito la vecchiaia. Ma mentre il management di Facebook è corso ai ripari acquistando in tempi non sospetti Instagram (in decisa crescita) per Twitter il destino che si profila è quello di social network di nicchia, riservato a un pubblico maturo, colto, cosmopolita (i paesi in cui è più diffuso sono USA, UK e Giappone) in larga parte giornalisti, professionisti dei media, docenti universitari, imprenditori. Un pubblico quindi molto interessante per il marketing.
Stiamo assistendo dunque a una stratificazione per target dei social network, che porta un certo numero di conseguenze positive e negative.

VANTAGGI

  • poter parlare più precisamente a un determinato pubblico;
  • poter creare contenuti più mirati;
  • spendere in modo più efficiente i budget.

SVANTAGGI

  • aumentare ancora di più la ramificazione delle campagne, e quindi la loro difficoltà gestionale;
  • dover creare messaggi diversificati per sfruttare le caratteristiche delle diverse piattaforme;
  • gestire diverse piattaforme pubblicitarie invece di un solo standard, che Facebook garantiva;
  • avere molti potenziali canali di customer care con il pubblico, con conseguenti difficoltà organizzative.